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Parag Khanna: Il nuovo Rinascimento
Apr, 13,2012
Social Media Manager WOBI.com
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Il panorama geopolitico attuale è in continuo mutamento e quello che accadrà in questo mondo globalizzato nessuno lo può sapere. Per operare con successo in questo ambiente, per prima cosa abbiamo bisogno di comprendere le forze e i tred che lo stanno modificando.

In questa esclusiva intervista per WOBI, Parag Khanna, uno degli strateghi politici più noti al mondo e speaker del World Business Forum Buenos Aires, World Business Forum Milano e ExpoManagement, ci aiuta a comprendere dove siamo e dove stiamo andando..

Intervista di Chris Stanley, Editor di wobi.com

C.S: In The Second World tu identifichi 3 superpotenze globali: Cina, Usa e Europa. Come analizzeresti i loro punti di forza e punti deboli e le relazioni tra di loro?
 

P. K. : La Cina sta crescendo molto. Durante la crisi finanziaria, le persone potrebbero pensare che la riduzione delle importazioni dalla Cina alle economie occidentali avrebbe potuto portarla al collasso. Completamente sbagliato. Non siamo mai in grado di comprendere la Cina. Sottostimiamo largamente la capacità del suo governo di reindirizzare la produzione e stimolare il consumo domestico. Il fenomeno dello sdoppiamento e la crescita di mercati di scambio emergenti hanno compensato la riduzione delle esportazioni verso l'ovest

L'Europa ha avuto qualche grosso successo, ma credo che la sua fine e il suo collasso siano stati gonfiati. C'è una mancanza di comprensione delle istituzioni europee e dei processi, perchè sono unici al mondo. Credo che la Grecia sia stata messa in sicurezza e che l'eurozona non stia per collassare.

Gli Stati Uniti sono storicamente una nazione molto resistente, ma non possiamo dare per scontato che sia così anche in tempi di crisi. Gli Usa hanno bisogno non solo di parlare di come reinvertarsi, ma di farlo, e questo va al di là della crescita. Quando i tuoi deficit sono così alti e i debiti così sbalorditivi, non basta dire "siamo al 3% di crescita e l'Europa è all'1%". Non è un esercizio sui paragoni.

C.S.: Il tuo ultimo libro porta come titolo accattivante How to Run the World. La risposta che offri nel libro è farlo attraverso la diplomazia. Ma la diplomazia non è stato sempre il modo in cui si è mandato avanti il mondo? Che differenza c'è con la diplomazia di oggi?

P.K. : Credo che la diplomazia sia aperta a tutti gli attori che abbiano autorità. Potrebbero essere compagnie, commercianti, gruppi religiosi o università, così come i governi. Oggi credo che siamo ritornati ad un'era che io descrivo come neomedievale. Il Medioevo era un'era in cui le compagnie erano molto importanti, i commercianti erano importanti, le banche internazionali fiorivano, non grazie al governo, ma grazie all'attività privata. C'era anche un grosso apporto dell'innovazione tecnologica, cose come la bussola, la stampa e l'orologio, che hanno permesso alla navigazione internazionale e alla via della seta di esplodere.

Torno a quel periodo e a come ci fossero moltissimo attori privati importanti e poi traslo il modello sul 21esimo secolo. Oltre il 50% della ricchezza mondiale è ancora in mano ai privati. E' ancora la spina dorsale nell'economia globale e più che essere una forza cauta, come è tradizionalmente visto, può essere in realtà una forza di innovazione radicale.

C.S. : Puoi spiegarci alcune delle caratteristiche di questa era neomedievale?

P.K. : I CEO statisti, NGO e la società civile sono tra gli attori che bisogna prendere veramente sul serio nell'attuale governance globale. La governance globale non è una cosa, è un processo. E' un insieme di questioni. Chi abbia in mano questo potere dipende dalle diverse questioni. Se parliamo di finanza globale, sono le banche. Se è la salute pubblica, allora è importante la Gate's Foundation, dato che paga un terzo del budget del Oms. QUando si tratta del cambiamento climatico, non è solo questione dell' IPCC (International Panel on Climate Change). Ma riguarda l'innovazione in materia di tecnologia pulita, che non è fatta dalle Nazioni Unite.

C.S. : Chi identifichi come CEO statista?

P.K. : Indico pensone come George Soros, Bill Gates, Richard Branson o Eric Schmidt, persone o compagnie che siano coinvolte nelle negoziazioni sensibili a livello globale. PEr esempio, l'entrata di Google in Cina coinvolge una compagnia che negozia con uno stato potente nello stesso modo in cui i governi negoziano tra lodo. Un CEO statista è qualcuno che sta provando a giocare un ruolo specifico oppure ispirare il cambiamento all'interno di gruppo di attori e potrebbe effettivamente riuscirci se così facessero anche i governi. 

Quando il Presidente Obama ha indetto un nuovo consiglio sull'innovazione nazionale negli Usa, ha messo intorno a un tavolo Eric Schmidt, Mark Zuckerberg e altri CEO di successo da compagnie americane. Obama ha detto "abbiamo bisogno di una politica nazionale di innovazione ma non sappiamo cosa sia. Ho bisogno che siano le compagnie a dirmelo per investirci". E' un altro esempio di come i CEO abbiano debbano pensre al ruolo di leadership che ricoprono in riferimento alle questioni che interessano tutto il mondo, basandosi sulle risorse che sono disponibili per loro.

C.S. : La seconda parte del titolo del tuo libro parla di " tracciare la strada verso il nuovo rinascimento". Come è fatto questo nuovo rinascimento e quali sono le chiavi per arrivarci?

P.K. :L'idea di andare incontro ad un nuovo rinascimento è un processo e non un risultato. Il Rinascimento non è stato un momento, ma un'intera era. Come arriviamo a quell'epoca più velocemente? Ho identificato un paio di cose: la rivoluzione tecnologica e la rivoluzione psicologica. Queste sono le idee importanti da considerare. La rivoluzione tecnologica nel medioevo è stata la stampa. Ora è internet. La rivoluzione psicologica nel medioevo era l'umanesimo rinascimentale. Oggi è il capitalismo creativo e la coscienza globale.

Vedo l'Europa come modello per il nuovo rinascimento su molti livelli. Il primo è che il cammino per il nuovo rinascimento è un processo e non un risultato. Siamo impegnati in un processo che ridefinisca la governance globale. Ma non siamo facendo riferimento ad una singola istituzione. Nessuno dirà mai più che le Nazioni Unite sono la governance globale. L'Europa è un processo, non un risultato. L'Europa è l'europeizzazione. Si evolve, espande, approfondisce, modifica le leggi, cambia la costituzione. L'Europa è un microcosmo di un mondo che modifica le leggi, i suoi membri e le sue regole. Per questa ragione, in un modo filossoficamente molto importante è un faro per il resto del mondo.

Il capitalismo del terzo stato non arriva dall'Asia. Il sistema mercantilista non arriva dall'Asia. Sono tutti successi europei della metà dell'ultimo secolo. Mentre il mondo aspira a modelli di governance politica ed economica, in realtà stanno guardando al modello europeo per il welfare, per il sistema di abbassamento della disuguaglianza, per l'industrializzazione, per la crescita orientata all'export etc. Che l'Europa sia un modello per la maggior parte dei mercati emergenti in queste questioni chiave della governance, dice molto su quanto l'Europa abbia conquistato fino ad ora. Anche se l'Europa fallisce nel vivere al suo standard, non significa che non abbia contribuito a settare proprio questi standard.